Racconto storytelling chronicles “Incontri e scontri”

Racconto storytelling chronicles “Incontri e scontri”

Introduzione racconto storytelling chronicles “Incontri e scontri”

Gennaio è passato e sono in ritardo, ma ecco a voi il racconto per il mese di gennaio per la rubrica Storytelling Chronicles organizzata da Lady C di La Nicchia Letteraria. Il tema questa volta è un po’ particolare: c’è un tema mensile e uno annuale. Per l’anno 2025 scriveremo una raccolta di racconti con lo stesso personaggio principale che deve compiere la sua crescita personale attraverso le avventure mensili. Ogni racconto mensile avrà una sua tematica che aiuterà il nostro sfortunato protagonista di turno di vivere le sue avventure.

storytelling chronicles copertina

Il racconto doveva essere autoconclusivo, mostrare un unico episodio che si apre e si chiude qui; doveva essere presente un nuovo inizio, qualcuno doveva lanciare qualcosa che fosse fisicamente un oggetto o un’imprecazione, qualcuno doveva mangiare qualcosa, sulla scena deve essere presente una sedia. Inoltre il racconto doveva essere ambientato spazialmente in un luogo solo e doveva essere presentata una caratteristica del personaggio principale attraverso le sue azioni.

copertina racconto incontri e scontri
Foto di StockSnap da Pixabay

Incontri e scontri

 Il rumore della porta che si chiudeva sbattendo era stato così improvviso e forte, che Jess saltò sulla sedia con un urlo altrettanto forte e poco degno di lei. Nella maggior parte dei casi era composta e molto tranquilla, conseguenza di anni di rigida educazione di etichetta.

«Dannazione, fino a qui doveva seguirmi!» Il ragazzo chiuse la porta a chiave anche se per questioni di sicurezza non si poteva fare e si appoggiò al muro sospirando con evidente sollievo per essere fuggito da qualsiasi cosa o chiunque lo stesse seguendo.

«Cosa stai facendo? Non possiamo chiudere a chiave mentre siamo nelle stanze dedicate allo studio, e soprattutto non si sbattono le porte e in biblioteca si sta in silenzio!» Jess era indignata per quel comportamento e si maledisse mentalmente perché aveva alzato anche lei la voce presa alla sprovvista da quell’intrusione non gradita.

Era andata in biblioteca quel pomeriggio per studiare e fare alcuni esercizi e avendo bisogno di silenzio per concentrarsi, si era seduta in una delle stanzine del silenzio da sola. Erano state create per poter studiare in gruppo, così da condividere le informazioni senza disturbare gli altri, ma lei ci andava sempre da sola. Ormai quello era il suo angolo privato, non aveva nemmeno bisogno di prenotare, la stanza aveva già il suo nome per tutta la durata delle lezioni prima delle vacanze. E da quando aveva iniziato con quella routine due anni prima, nessuno l’aveva mai disturbata. Le avevano lanciato occhiatacce sicuramente, avevano sussurrato al suo arrivo o quando era andata via, ma nessuno era mai entrato dentro. Fino a quel momento.

Guardò verso la porta e alzò gli occhi al cielo quando riconobbe l’intruso: il suo nemico numero uno. Il capitano della squadra di hockey, un cliché vivente: il ragazzo dolce, simpatico che cambiava ragazze con la stessa frequenza dei calzini e che la odiava, era lì nel suo spazio vitale. Lui bello, elegante, famoso, lei l’opposto, erano diventati nemici quando per sbaglio lei li aveva rovesciato del succo di mirtillo addosso e lui era andato in giro per il campus con la maglia e i pantaloni macchiati con un colore di dubbio gusto tutto il giorno. Da allora lei cercava di evitarlo come se lui avesse la peste nera e lui appena la vedeva, la chiamava mirtillo o fragolina e le ricordava che doveva ancora pagargli un paio di pantaloni nuovi.

«Fragolina, sei tu. Non sapevo riuscissi a parlare con un tono di voce che non fosse un sussurro pieno di paura. Allora la voce ce l’hai.» Sfoderò il suo sorriso sghembo che era famoso per far svenire qualsiasi ragazza del campus, ma in cambiò ricevette uno sguardo che se avesse potuto incenerirlo, sarebbe già stato un mucchio di cenere sul pavimento.

«Oggi anche le scimmie sanno aprire e chiudere le porte in modo educato, senza fare baccano. Come è possibile che tu non lo abbia ancora imparato? Sicuramente qualcuno ha provato a educarti, ma immagino i tuoi neuroni abbiano preso troppe botte sul ghiaccio e questo temo abbia vanificato qualsiasi sforzo.» Jess incrociò le braccia sul petto, dimenticandosi che aveva la felpa aperta. Le stanzine avevano delle finestre ovviamente, ma erano abbastanza in alto quindi si sentiva al sicuro da occhi indiscreti, così aveva aperto completamente la felpa, rimanendo con la canottiera in bella vista.

«Gli occhi sono quassù, adolescente pieno di testosterone. Oltre al fatto di chiudere le porte con gentilezza, vedo che non ti hanno insegnato che quando si parla con qualcuno bisogna guardarlo in faccia. Ed è estremamente maleducato e offensivo guardare solo la scollatura di una ragazza. Sembra che tu non abbia mai visto un reggiseno in vita tua. Pare che le voci di corridoio sulle tue prodezze siano solo voci senza fondamenta.» Jess chiuse la zip della felpa con un unico movimento tanto che avrebbe potuto vincere il primo premio per la mossa più veloce mai eseguita.

«In realtà non si vedeva il tuo reggiseno ma solo una spallina, quindi, non stavo guardando quello. Diciamo che stavo guardando te da un altro punto di vista, Fragolina, ma sono capace di parlarti anche mentre guardo altro. E se vuoi testare la veridicità delle voci di corridoio, basta chiedere.» Alzò le sopracciglia con un movimento che non lasciava dubbi sul significato della sua frase.

«Villano, presuntuoso e arrogante. Come se ogni ragazza volesse solo togliersi le mutandine davanti a te. Ci sono anche ragazze che non sono interessate a te, lo sai vero?» Jess era così arrabbiata che non le serviva uno specchio per sapere che aveva il viso completamente rosso. Purtroppo, accadeva sempre di arrossire, per qualsiasi ragione, anche per la rabbia.

«Fragolina, lo so, ci sono molte ragazze alle quali interessano le stesse ragazze che interessano a me. E basta dirlo che i maschi non attirano la tua attenzione! Possiamo scambiarci opinioni sulle ragazze, ho sempre desiderato avere un’amica non eterosessuale!» Il suo sorriso diventò ancora più ampio mentre Jess stringeva sempre di più i pugni lungo il corpo.

«Chiedo scusa alle scimmie perché le ho paragonate a te, perché loro sono più gentili, più educate e meno rozze di te. Esci di qui prima che io possa davvero perdere la calma. Ragioni mai prima di aprire bocca?» Jess iniziò a fare dei respiri profondi per calmarsi. Solitamente riusciva ad essere diplomatica e a mantenere il sangue freddo in qualsiasi momento, persino alle cene strazianti in famiglia dove tutti le chiedevano solo quando avrebbe avuto un ragazzo, quando sarebbe diventata una ragazza normale con interessi del tutto femminili. In quel momento però, non era in grado di mantenere la stessa calma di sempre.

«A volte sono un po’ impulsivo in effetti. E vedi Fragolina, abbiamo un problema: non posso uscire da qui perché una ragazza mi stava inseguendo e io mi sono nascosto. E sarei poco intelligente ad uscire allo scoperto, non credi?»

«No Nicholas, tu hai un problema e tu ti stai nascondendo. Io sto solo cercando di avere un po’ di pace per studiare. Quindi, esci per favore.» Le ultime parole le scandì bene, una alla volta, per sottolineare il fatto che era davvero seria e non riusciva più a restare pacata.

«Sai persino come mi chiamo, quindi non ti sono del tutto indifferente.» Nicholas si avvicinò cercando di sfoderare il suo fascino, ma fu fermato subito quando Jess alzò una mano per bloccarlo, senza tuttavia mai toccarlo.

«Sei il capitano della squadra di hockey, chiunque sa chi sei. Inoltre, grazie a te, sono due anni che tutto il dannato campus mi chiama Fragolina. Certo che so come si chiama il mio incubo peggiore, devo conoscere il nome della persona che maledico ogni volta che qualcuno mi urla dietro “Fragolinaaaaaa”.» Sbuffò e si lasciò cadere nuovamente sulla sedia, rassegnata ormai a quella intrusione.

«Molti ti invidiano per il soprannome, giusto per informazione. Anche se può non essere stato il mio momento migliore, sappi che tanti vorrebbero essere al tuo posto. Comunque mi dispiace, ma non posso uscire da qui. Non fino a quando il campo non diventa sgombero da pericoli.» Mise le mani in tasca e si appoggiò al muro, come se fosse la cosa più naturale del mondo.

«Sei davvero arrogante se dai per scontato che tutti desiderino la tua attenzione. Sappi che a me non interessa. E poi, sei dietro una porta che hai chiuso a chiave, come fai a sapere se ti stanno ancora cercando o meno? Usa quel cervello che tecnicamente hai in dotazione.» Jess era arrabbiata non solo con il suo nemico, ma anche con se stessa perché era la prima volta che insultava così apertamente qualcuno in modo diretto. Le era capitato certo di insultare qualcuno nella sua mente, ma si limitava a quello solitamente.

«I miei amici mi manderanno un messaggio quando sarà sicuro per me uscire. Quindi nel frattempo posso farti compagnia, così puoi diventare la mia amica e smettere di usare il sarcasmo pesante come se fosse un’arma.» Nicholas le sorrise come se fosse lì in attesa di chiacchierare amabilmente con qualcuno che conosceva da tempo.

«Il fatto che io non sia interessata a te, non significa che io non sia etero, ma solo che preferisco dei ragazzi che abbiano due neuroni funzionanti e soprattutto che sono meno arroganti e presuntuosi.»

«Ferisci il mio ego, Fragolina.»

«Sei davvero un cliché vivente, dimmi per favore che non ti studi queste battute così sciocche, perché perdo la poca fiducia che mi rimane nell’umanità.»

«No, non le studio e per tua informazione, alle ragazze piacciono. Bisogna sempre adattarsi, se le scimmie hanno imparato a chiudere e aprire le porte, noi maschi dobbiamo imparare come parlare con alcune ragazze.» Nicholas alzò le spalle come per dire che non poteva farci nulla perché funzionava così.

«Oddio, mi stai dicendo che queste battute da adolescente in crisi esistenziale che ha solo testosterone in testa, funzionano davvero?» Jess rimase con la bocca aperta incredula quando Nicholas annuì con la faccia di uno che aveva appena vinto il primo round perché aveva ragione.

«Questo è un po’ come quando fanno la pubblicità stupida per un prodotto, se continua a convincere la gente a comprare, loro continueranno con lo stesso spot di dubbio gusto.»

«Se prima che tu entrassi qui dentro avevo poca fiducia nelle capacità dell’umanità, adesso ne ho ancora di meno. Grazie per avermi aperto gli occhi. E visto che tu non hai intenzione di uscire da qui perché ti nascondi come un codardo, andrò via io e toglierò il disturbo.» Jess si alzò e iniziò a mettere via le sue cose.

«Non disturbi Fragolina, possiamo parlare ancora, non mi dispiace litigare con la versione mora di Supergirl.»

«Supergirl? Stai vaneggiando e credo sia grave. Forse un po’ di aria fresca ti farebbe bene, cosa ne dici se esci da quella porta e non torni mai più qui dentro? Non è difficile, devi solo girare la chiave e poi abbassare piano la maniglia e fare un passo e sei libero.»

«Hai presente Superman che si trasforma? C’è la versione femminile e tu sei come lei solo che sei mora: giri con le felpe larghe, vestita di scuro, con i capelli sempre legati, con gli occhiali e in realtà credo che tu nasconda una bellissima ragazza sotto questo travestimento mal riuscito. La verità è che non vuoi che gli altri ti vedano per come sei. Ma ovviamente questa è solo la mia opinione, di un ragazzo che è ancora in piena tempesta ormonale e quindi chi sono io per dire che la mia opinione vale qualcosa o meno. Solo per tua informazione, vale tanto e ho ragione.»

«Ne ho abbastanza dei tuoi vaneggiamenti e delle tue prese in giro. Vado via.» Jess infilò i suoi libri nello zaino, si assicurò di avere tutto e chiuse la cerniera quando sentì un rumore di porte che si bloccano in modo automatico. Aveva già sentito quel rumore quando aveva fatto compagnia alla ragazza che lavorava in biblioteca fino a fine turno e sapeva cosa significava: qualcuno aveva azionato il sistema di chiusura automatico delle porte.

«Mancano due ore alla chiusura, perché hanno bloccato le porte?» In quel momento la luce si spense e loro rimasero al buio per un istante prima che la luce di emergenza si accendesse.

«Credo che siamo bloccati qui, Fragolina!» Nicholas sorrise sapendo che lei non poteva vederlo benissimo con quelle ombre.

«Mi chiamo Jess dannazione, mi chiamo Jess. Se dobbiamo morire qui dentro, chiusi da soli, almeno smettila di chiamarmi con quel nomignolo ridicolo.» Jess lasciò cadere lo zaino sulla sedia e andò verso la porta cercando di aprirla, ma questa non si mosse nemmeno di un millimetro. Le sue ipotesi erano confermate: erano bloccati, senza via d’uscita, al buio, in uno stanzino della biblioteca con finestre troppo alte e abbastanza isolato perché qualcuno potesse sentire le loro urla. Anche se ci avessero provato.

«Jess come Jessica? O come Jossephine o altro?»

«Jess come Jess, non è un soprannome, mi chiamo Jess e basta. Jess Aurora Galloway.» Si lasciò scivolare lungo il muro e si abbracciò le ginocchia strette. Non le piacevano le situazioni che non poteva controllare ed essere chiusa in una stanza la faceva sudare non poco. Una volta era rimasta bloccata per ore in una delle aule della scuola e da allora non amava particolarmente gli spazio chiusi quando non poteva andarsene.

«Ok Jess come Jess, adesso chiamo i miei amici e loro porteranno qualcuno qui per tirarci fuori.» Nicholas prese in mano il telefono e dopo un attimo diventò serio. Si avvicinò a una delle finestre, poi all’altra, poi alla porta, ma alla fine dovette ammettere la sua sconfitta.

«Non c’è campo qui in questo momento. Zero proprio, nulla di nulla.»

«Oddio, moriremo qui. Se è stato un blackout a bloccarci, moriremo qui prima che qualcuno ci trovi.» Jess si strinse le ginocchia ancora di più e iniziò a respirare più velocemente.

Nicholas la guardò e si rese conto che qualcosa non andava. Era uno che scherzava sempre, ma era un buon osservatore e vedeva alcuni dettagli che ad altri non erano visibili così velocemente. Per giocare bene doveva farlo, ma aveva preso l’abitudine di osservare qualsiasi dettaglio anche fuori dal ghiaccio. A volte gli tornava utile per lo studio, altre volte per sopravvivere alla giungla del college.

Guardò Jess e vide che stava stringendo le ginocchia sempre di più, che sulla tempia c’era una gocciolina di sudore, era pallida e il suo respiro era corto e affannato. Stava andando in panico velocemente.

«Ehi Jess, guardami. Non ci lasceranno chiusi qui, troveremo un modo per uscire anche a costo di spaccare quella dannata finestra che sta lassù. Mi hai sentito?» Si accovacciò davanti a lei cercando di attirare la sua attenzione.

«Le porte si chiudono in moto automatico, il sistema è stato progettato per impedire a fuoco o acqua di entrare in biblioteca, non c’è luce quindi non c’è corrente e senza corrente quelle dannate porte non si sbloccheranno. È stato creato così per questioni di sicurezza. E nessuno sa che siamo qua.» jess alzò la voce senza nemmeno rendersi conto. Studiava economia ma la meccanica in generale era la sua passione e quando si trovava a studiare alcuni sistemi automatici, ci perdeva ore per capire come funzionavano. Il sistema di sicurezza della biblioteca lo aveva studiato per una tesina per un esame, quindi, non esagerava quando aveva spiegato a Nicholas come funzionava.

«Certo che lo sanno, tra mezz’ora avrei un incontro con il coach; se non mi presento, chiama tutto il campus fino a quando non mi trova. E tu eri qui per studiare, c’è una prenotazione a tuo nome, quindi qualcuno ci troverà. E forse avevi degli impegni anche tu, le tue amiche vedranno che non rispondi ai loro messaggi, sicuramente qualcuno si renderà conto che siamo scomparsi.»

«Ho tutte le settimane prenotate fino alle vacanze di Natale, e la mia coinquilina farà festa se non torno perché finalmente avrà la stanza libera per chiamare il suo ragazzo. Nessuno si chiederà dove diavolo sono finita. Moriremo qui.»

Nicholas lasciò cadere il suo zaino e si mise per terra accanto a lei.

«Vuoi un pezzo di cioccolato Aurora?»

«Nessuno mi chiama così. E sì, dammi un pezzo, almeno non muoio con lo stomaco completamente vuoto.» Non aveva il coraggio di ammettere che era nervosa e aveva un debole per il cioccolato in qualsiasi forma e gusto.

«Io ti chiamerò così quando voglio. O accetti o ti chiamo Fragolina, scegli tu.»

«Puoi anche non chiamarmi in nessun modo visto che usciti da qui, saremo nuovamente due estranei come prima. Se usciamo ovviamente.»

«Mi ferisci nuovamente. Siamo qua chiusi, un’esperienza traumatica che ci segnerà e ci legherà a vita, diventeremo migliori amici. Sei sicura…?»

«Giuro che ti tiro un pugno se finisci la frase. Sei insistente e offensivo, potrei persino azzardare omofobo. Sono etero e in ogni caso non diventerei amica di un ragazzo al quale interesserebbe solo una cosa a tre oppure poter guardare. Se sei interessato a questo, chiedi alle persone, ci sono quelle che amano le cose a tre, sono contente delle loro relazioni e sono consenzienti. Per il guardare puoi chiedere oppure puoi andare come tutti su un sito porno e scegliere la categoria preferita. Ma non offendere nessuno, mai, nemmeno con una battuta idiota come la tua.»

«Ti chiedo scusa, non volevo insultare nessuno e non sono omofobo. Ho detto una frase davvero stupida, i miei compagni di squadra o coloro che dicono di essere miei amici si aspetterebbero una cosa del genere da parte mia e io sto al gioco.» Nicholas distese le gambe per terra e appoggiò la testa al muro. Il suo commento, detto quasi con leggerezza in realtà nascondeva un mondo che in pochi conoscevano.

«Fammi capire meglio, diresti una frase offensiva solo perché qualcuno si aspetta questo da te? Ma che gente frequenti?» Jess lo guardò stupita. Anche lei spesso doveva adeguarsi a ciò che gli altri si aspettavano da lei, ma non si era mai spinta a fare commenti denigranti solo per farsi accettare.

«Sempre diretta al punto vedo. In realtà i miei veri amici sanno come sono, ma sono davvero pochi. A volte nella vita ti viene cucito addosso un personaggio e tu non puoi fare altro che accettarlo e farlo tuo in qualche modo.»

«Quindi mi stai dicendo che se domani qualcuno mi dicesse che sono una schiappa in meccanica, dovrei semplicemente confermare questa cosa?»

«Studi economia quindi anche se a volte vai a dei corsi di meccanica, ci si aspetta che tu non sappia nulla.»

«Sai che è una grandissima cazzata questa, vero? Un po’ come il fatto che i giocatori di football sono tutti donnaioli, le bionde sono stupide, le ragazze non capiscono nulla di motori e gli uomini capiscono qualcosa di moda solo se solo gay. Sono delle esagerazioni e dei luoghi comuni così stupidi e arretrati che non può nemmeno sfiorarti minimamente l’idea che siano veri.»

«Eppure, la gente è convinta che funzioni così nella maggior parte dei casi quindi in qualche modo diventa la realtà. Non deve esserlo per forza, ma lo diventa perché la gente ci crede. Tu sei una bella ragazza, sei intelligente e non mi pari nemmeno timida; quindi, perché sei da sola e nessuno ti cercherebbe?»

«Ho un carattere non facile e le persone non vogliono sentirsi dire che si vestono da schifo e io non ho molti filtri purtroppo.» Jess alzò le spalle come se non le importasse minimamente di quella situazione.

«E per questo le persone dicono che tu sia una secchiona che non ha amici, che non parla con nessuno, e sono così convinte che non si pongono il minimo dubbio. Tu sei la ragazza invisibile per molti di loro, così come io sono quello famoso, che può avere qualunque ragazza ai suoi piedi, che fa sesso ogni notte con una ragazza diversa.»

«Ti darò il beneficio del dubbio, giusto perché siamo bloccati qui dentro, come sei veramente?» Jess era rimasta sorpresa di quel discorso profondo e non aveva potuto fare altro che chiedersi se effettivamente quel ragazzo che lei odiava da un paio d’anni fosse veramente come lei lo aveva immaginato. In fondo aveva commesso lo stesso errori di molti: si era fermata alle apparenze e alle voci di corridoio, senza però approfondire veramente la questione.

«Sono conosciuto nel campus e nel mondo sportivo dei college perché sono bravo in quello che faccio e prima che tu mi accusi di essere arrogante, ti fermo e ti dico che non lo sono. Non ho detto di essere un fenomeno, di essere il miglior di tutti i tempi, ma che sono bravo perché mi impegno, mi alleno e so quali sono i miei risultati e cosa posso fare. Sono bravo in quello che faccio. Non sono famoso, quello lo possiamo dire di Brad Pitt o di Taylor Swift. Loro sono famosi, sono conosciuti anche da chi non ha mai visto i film di Brad Pitt e non ha mai sentito una canzone di Taylor Swift.»

«Ottima osservazione, accetto il tuo punto di vista: non sei famoso, sei conosciuto e sei bravo nello sport. Altro?»

«Sono bravo a giocare a hockey, non in qualsiasi sport. Se mi mettessi in mano una racchetta da tennis, probabilmente sarei capace di tirarmi la pallina in faccia da solo.»

«Giusto, bisogna essere precisi nelle affermazioni.»

«Vedi, avevo ragione. Una parola che può essere intesa diversamente e la storia cambia. Comunque, sono bravo a hockey, sono un amico leale e farei qualsiasi cosa per chi mi è veramente amico e no, non cambio ragazza ogni sera. Anzi, l’ultima volta che ho visto una ragazza nuda è stato un mese fa e la stavo aiutando a mettersi a dormire quando mi ha vomitato sulle scarpe perché aveva bevuto troppo.»

«Che sorpresa, chi lo avrebbe mai detto. Perché allora confermi le voci che ti dipingono come non sei?»

«Mi hanno messo addosso questo personaggio e anche se io dicessi che non faccio sesso da un mese perché mi ero fatto male e dovevo assolutamente stare a riposo e riprendermi e perché mi sto allenando per recuperare che sono così stanco tra quello e lo studio da non avere tempo nemmeno per conoscere una ragazza, qualcuno mi crederebbe? Ci sono persone che giurano di aver fatto feste grandiose con me e io non ero nemmeno nel campus durante l’estate, ci sono ragazze che raccontano di come io le abbia soddisfatte in ogni posizione possibile e se io dicessi che non so nemmeno chi siano, qualcuno mi crederebbe?»

«Probabilmente no perché saresti solo tu a negare un episodio che invece viene confermato da molti altri senza nessuna prova. Non avevo mai pensato a questo ma è veramente uno schifo. È violenza a tutti gli effetti. Io vengo catalogata come una secchiona timida che non sa vivere nel mondo e tu sei il playboy che tutte le ragazze si sono fatte, quando in realtà siamo due persone completamente diverse. Illuminante questo discorso, chi avrebbe mai detto che ci saremmo messi a parlare di questioni importanti e filosofiche sul comportamento umano?»

«Quindi possiamo considerarsi amici una volta che qualcuno ci libererà?»

«Se mi chiedi di nuovo se sono etero o meno, giuro che ti tiro un pugno.»

«No, non lo farò mai più, ho capito che ti piacciono i ragazzi e questo depone a mio favore, visto che sono un ragazzo.» Nicholas rise e le fece l’occhiolino divertendosi quando la sentì sbuffare.

Continuarono a parlare per una ora circa prima di vedere la luce tornare e sentire dei rumori fuori dalla porta. Appena la lampadina si accese, loro saltarono in piedi e cercarono di aprire la porta. Dopo alcuni istanti, si sentì il rumore di sblocco e uscirono fuori trovando i pompieri e un piccolo pubblico dietro di loro. Alla fine, Nicholas aveva avuto ragione: quando il coach aveva visto che non si era presentato, aveva subito attivato i suoi compagni di squadra per cercarlo. Avevano messo a soqquadro l’intero campus per trovarlo. Durante la ricerca qualcuno si era reso conto che nella parte dove si trovava la biblioteca c’era stato un blackout e quindi avevano subito chiamato i rinforzi. Diverse porte della biblioteca erano rimaste chiuse, quindi i pompieri avevano iniziato liberando piano piano tutti, fino ad arrivare da loro.

Jess guardò il coach respirare sollevato di aver trovato uno dei suoi migliori giocatori ancora intero e i suoi compagni tutti felici a dargli il cinque. Alla fine, però, aveva avuto ragione anche lei, nessuno si era chiesto dove fosse e per una volta, dopo tanto tempo, la trovò triste come cosa. Quel tempo bloccati nello stanzino del silenzio le aveva insegnato una lezione importante: non poteva fermarsi alle apparenze. E in fondo, aveva dato inizio a una nuova possibilità, per entrambi, di cambiare la loro immagine davanti al mondo.

 Disclaimer & copyright

Il contenuto del racconto pubblicato sopra è protetto dalla normativa vigente in materia di tutela del diritto d’autore, legge n. 633/1941, qualsiasi riproduzione anche parziale senza autorizzazione è vietata. Questa breve storia è un’opera di fantasia, personaggi e situazioni sono inventate e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, eventi, luoghi e persone, vive o scomparse, è puramente casuale.

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7 Comments

  1. Hai iniziato proprio bene questa nuova avventura, Liv, bravissima. Non è semplice andare incontro alle richieste che la rubrica pone ma tu stai andando alla grande. Al prossimo capitolo ❤

  2. Liv, buona sera, finalmente vengo a trovarti per lasciare un commento al tuo “primo capitolo” 😉 Innanzitutto ti dico che ti fa onore aver scelto il romance -o almeno, per ora sembra essere il genere preponderante della tua storia… Sono curiosa di sapere se mi ricrederò col passare degli episodi :3- per dare il via alla Pillola Rossa 🥹 Come dicevo in chat, potrebbe risultare più complicato del normale, visto che una storia d’amore di base ha sempre due protagonisti più o meno equilibrati nell’apparire magicamente tra un capitolo e l’altro XD Eppure, nonostante questo, sono sicura tu possa portare, senza troppo sforzo, un prodotto che risponda ai requisiti di base della nostra strana “long” 😉
    Il secondo particolare che mi ha stupita, è sicuramente la terza persona di narrazione 🤩 Generalmente la prima è sempre la più gettonata -non so il motivo, anche perché la terza, in certi casi, mi piace molto di più della sua collega stra (ab)usata XD-, ma devo dire che nel tuo caso non mi è affatto dispiaciuta 🙂 Se riesci a gestirla bene -e sono certa tu abbia la capacità di farlo-, nessuno ti può più fermare, ragazza 😎
    Il botta e risposta tra Jess e Nicholas mi è piaciuto molto, si sono “viste” fin da subito le scintille che i due possono sprigionare insieme -dati i loro atteggiamenti, forse anche in solitaria sono dei mini fuochi d’artificio ahah- 😉 Forse, per mio gusto personale, avrei buttato dentro un po’ più di narrazione tra una battuta e l’altra, giusto per staccare un attimo, dando del contesto spaziale/emotivo/temporale, e far “respirare” i due personaggi… Secondo me, una strategia simile aiuta anche a snellire il racconto, rendendolo più dinamico e accattivante, quasi serrato a livello di esposizione 😉

  3. Oh Liv, come inizio mi piace tantissimo!
    Partire con i nuovi racconti è stata una faticaccia, ma devo dire che leggendo il tuo non si percepisce nessun tipo di difficoltà o di dubbio rispetto a quello che è in tema di gennaio. Hai creato una storia che funziona benissimo dall’inizio alla fine, che però lascia anche modo di costruire qualcosa di più nelle future puntate, con due protagonisti, una principale e uno secondario, che promettono bene!
    Ti dico già che faccio il tifo per loro due, sia come amici, ma anche come qualcosa di più (li vedo assolutamente benissimo come coppia) e sono curiosa di capire come le prossime puntate cambieranno i loro mondi, ma soprattutto come li porterai a modificare i loro atteggiamenti da cliché ambulanti, per far emergere le vere personalità di entrambi e per permettere loro di essere visti anche dal mondo per chi sono davvero!
    Sono curiosa di leggere altro e non vedo l’ora!

  4. Norah

    Un racconto dai ritmi serrati, che ho molto apprezzato! I dialoghi sono molto ingaggianti, i protagonisti hanno appena iniziato a svelare le loro carte e sono davvero curiosa di vedere come evolverà la loro storia!
    Un abbraccio
    Norah

  5. Come ti avevo anticipato via messaggio, trovo che il tuo primo appuntamento con la nostra nuova sfida mensile sia andato alla grandissima! Mi piacciono un sacco i personaggi che hai creato, le tematiche che hai trattato e come sei riuscita a inserire in modo super naturale tutti i vari punti che dovevamo usare per creare la storia. Questo rende secondo me il tuo racconto un ottimo punto di partenza da cui poi muoverti per i prossimi capitoli 🙂 che, non serve dirlo, non vedo l’ora di leggere! Ancora complimenti, Stephi

  6. Roberta

    Finalmente riesco a leggere la tua storia. Ho iniziato due o tre volte e poi venivo sempre interrotta. Oggi me la sono potuta godere come piace a me: in tranquillità. Intanto inizio col dire che il trope hateTOlove deve essere originale per piacermi, visto che è abbastanza abusato come argomento. E qui sei riuscita nell’intento. Ho trovato il dialogo tra i due sagace e molto diretto. E’ chiaro che non hanno peli sulla lingua e sono molto interessanti gli argomenti trattati. Le apparenze, ciò che la gente pensa, ritornare sui propri passi e poi ricominciare, perché non si finisce mai di imparare e non si può pretendere di conoscere veramente una persona sulla base dell’aspetto o di ciò che si dice di lei.
    Quindi, la scena che hai creato mi ha particolarmente colpito.
    Adesso, sono curiosa di scoprire cosa hai serbo per loro nei prossimi episodi.

  7. Susy

    Mi è piaciuto molto e secondo me sei stata molto brava Liv, un racconto che non solo si adegua alla tematica ma che ha fatto scoprire un’altra parte di te, mi sono piaciute molto le tematiche affrontate

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