Racconto Storytelling Chronicles “Un incontro misterioso”

Racconto Storytelling Chronicles “Un incontro misterioso”

Introduzione racconto “Un incontro misterioso”

Il racconto “Un incontro misterioso” è stato scritto per il mese di febbraio per la rubrica Storytelling Chronicles organizzata da Lady C di La Nicchia Letteraria. Anche se questo anno partecipo alla famosa pillola rossa per la quale bisogna scrivere racconti legati tra loro dallo stesso personaggio, ho approfittato della pausa momentanea e ho scritto un racconto libero ispirato alla tematica del mese della pillola blu. Il tema del mese conteneva i seguenti dettagli:

  • Un amore -solido, appena finito, in procinto di iniziare, decidete voi in piena libertà- può essere il fulcro della storia o qualcosa in semplice background (esempio: il/la protagonista sta vedendo in quel momento un film romantico)
  • Tra gli elementi presenti nello scritto, dovranno apparire: un pezzo di cioccolato, una coda -di animale o quella relativa al traffico, scegliete in autonomia -, un anello e un cerchietto.
  • Citate una canzone e usatela come colonna sonora del testo, magari utilizzando anche le sue lyrics: vedete un po’ voi cosa l’ispirazione vi suggerisce
  • Qualcuno ha in mano un bouquet, ma in quel mazzo non c’è alcun fiore: date totale sfogo alla vostra fantasia
storytelling chronicles copertina

Per caso e contro ogni aspettativa, l’ispirazione ha deciso di colpire e ho riportato in vita i nostri amici del mese di novembre: Ashley e Damian. La loro storia senza senso la trovate qui: Un incontro da sogno. (lo so, la fantasia sui titoli è qualcosa che non si è fatto ancora vedere da queste parti, ma giuro che ha un senso). Buona lettura.

copertina racconto storytelling chronicles

Un incontro misterioso

Un suono forte e improvviso svegliò Ashley che allungò alla cieca la mano verso il comodino per prendere il telefono, cadendo rovinosamente a terra. Aprì gli occhi e si massaggiò l’anca con una mano, mentre con l’altra stava cercando il cerchietto per domare i capelli che le impedivano di vedere bene. Si rese conto che si era addormentata sul divano tutto storta e non sul letto dove pensava di essere. Ovviamente non c’era il comodino quindi neanche il suo telefono che doveva cercare di capire dove fosse finito tra le pieghe delle coperte buttate sul divano. Le note di Nothing else matters diventarono sempre più forti e quando riuscì finalmente a trovarlo, rispose in modo un po’ brusco.

«Bella addormentata, sto provando a chiamarti da dieci minuti credo. Dove eri finita? Ancora un attimo e chiamavo la polizia per denunciare la tua scomparsa.» Dall’altra parte si sentiva la voce della sua amica disturbata dal traffico e dai rumori delle macchine.

«Rose, se non rispondo per una volta, non significa che sono morta, ma solo che ho altro da fare. Potevi lasciarmi un messaggio e avrei risposto appena mi sarei svegliata e avrei capito in che mondo mi trovo.» Sbadigliò rumorosamente fregandosene del fatto che non proprio carino farlo e infilò il cerchietto per domare i capelli. Non aveva uno specchio davanti, ma era sicura che fosse l’immagine perfetta per una barbona: capelli spettinati con una piega assurda che andavano in tutte le direzioni, leggings e una maglietta larga e scolorita che aveva visto troppo lavaggi nella sua lunghissima vita, libri e una tazza vuota per terra e un ammasso di coperte che coprivano il divano.

Se in quel momento fosse comparsa dal nulla sua madre, le avrebbe ribadito quanto fosse una vergogna per la famiglia. Finché riusciva però a vivere sola e a non far vedere il suo appartamento alla sua famiglia, tutto andava bene e lei era libera di vivere come voleva.

«Hai lavorato fino a tardi e poi arrivata a casa ti sei messa a leggere di nuovo invece di riposare?» Dall’altra parte si sentiva l’accusa nella voce, anche se non era un tono arrabbiato, ma più rassegnato. Rose la conosceva dal primo giorno di college quando Ashley era inciampata e si era rovesciata addosso il caffè macchiandosi la camicia prima di entrare nella grande sala per la presentazione dei corsi. Rose la vide in difficoltà e le prestò il suo foulard, per nascondere la macchia. Da quel momento, erano diventate amiche che avevano vissuto avventure e sventure cercando sempre di sostenersi a vicenda.

«In realtà ho finito di lavorare presto visto che mi sono licenziata. Oppure il mio ex capo mi ha obbligato a licenziarmi, non saprei in effetti come considerare la situazione. So solo che è una situazione complicata.» Ashley sospirò desolata. Aveva cercato di dare quella notizia scherzando, ma la verità era che si sentiva male e non sapeva nemmeno come reagire. Si era quasi sentita in colpa per essere andata via all’improvviso, ma sapeva che non avrebbe mai potuto soddisfare la richiesta fatta dal suo capo. Poteva essere sbadata e creare scompiglio ovunque andasse, ma aveva degli ideali nei quali credeva fermamente e sapeva che non avrebbe mai accettato dei compromessi. Soprattutto in quel caso.

«Licenziata? Cosa ha fatto quello stronzo?» Rose continuò con alcune imprecazioni prima di fermarsi per ascoltare la risposta della sua amica.

«Perché dai per scontato che lui abbia fatto qualcosa? Ti ricordo che per i miei genitori sono io quella che crea sempre le peggiori situazioni e quindi è colpa mia se mi ritrovo nei casini.» Sospirò e si lasciò scivolare piano per terra. Il quadro di prima peggiorò, adesso era seduta in mezzo a quel casino, scomposta e con una mano che passava tra i capelli con disperazione, creando ancora più nodi di quelli che aveva già.

«Ashley, hai lavorato mentre studiavi, hai fatto qualsiasi tipo di lavoro e non ti sei mai lamentata. Ti sei licenziata solo due volte in tutta la tua vita: una volta perché il tuo capo aveva allungato le mani e una volta perché non ti pagavano da settimane. Quindi no, non è colpa tua e a meno che tu non abbia trovato un lavoro migliore, non ti saresti mai licenziata senza un piano B. Cosa è successo Ash?» La voce di Rose cambiò tono, diventando più dolce. Quando serviva, era abbastanza diretta con la sua amica, ma in alcuni momenti sapeva che aveva solo bisogno di appoggio e gentilezza, che non riceveva mai da parte della sua famiglia.

«C’erano dei ricconi nel privé e mi è stato chiesto di andare a portare loro da bere e di accettare qualsiasi loro richiesta. Hanno sottolineato la parola qualsiasi. Volevano che mi spogliassi per loro perché avevano voglia di divertirsi. Quando mi sono rifiutata mi è stata data una scelta: farlo oppure andarmene subito. Ovviamente sono andata via.» Rose ricordò quell’episodio con un misto tra rabbia e ammarezza. Lavorava in quel locale da due anni ormai, ricopriva tutti i turni che le venivano chiesti, anche quelli extra, aveva sempre pagato per qualsiasi danno che fosse colpa sua, aveva sempre cercato di aiutare tutti i suoi colleghi.

Odiava il capo e le sue imposizioni assurde come la divisa con pantaloni in pelle attillati e il top striminzito, ma lo aveva accettato fino a quella sera. Poteva sorridere ai clienti per invogliarli a prendere un drink in più, poteva persino ridere alle loro battute squalide, poteva far loro complimenti falsi solo per farli sentire meglio, ma non si sarebbe mai spogliata per nessuno di loro per nessuna cifra. Non era contraria a chi lo faceva e non giudicava, era convinta che ognuno fosse libero di fare quello che voleva finché ovviamente non creava un danno ad altri. Se qualcuna delle sue colleghe voleva fare lo spogliarello, era una sua scelta e andava benissimo, ma lei sapeva di non poterlo fare mai.

Fu riportata alla realtà delle imprecazioni lanciate da Rose che stava tirando fuori tutti gli insulti che conosceva e li associava all’ex datore di lavoro di Ashley. Combatteva con un mondo di uomini in carriera ogni giorno e situazioni come quelle le vedeva anche troppo spesso. Cercava di lottare sempre anche se sapeva che non avrebbe cambiato il mondo, ma avrebbe forse contribuito in parte. Sapeva che Ashley la pensava allo stesso modo e che nessuna delle due avrebbe mai ceduto a un ricatto simile, anche se le conseguenze per loro potevano essere distruttive.

«Ti racconterò tutto davanti a una tazza di cioccolato, ma non arrabbiarti troppo Rose, non cambia nulla. È un fatto grave, sì assolutamente, ma sappiamo che non possiamo nemmeno denunciarlo perché vincerebbe lui. Posso solo sperare che le altre ragazze che hanno visto la mia risposta, possano pensare e decidere di conseguenza, senza timore. La cosa positiva è che sono tornata a casa presto e sono riuscita ad andare avanti con la lettura. Sono arrivata in un punto interessante dove i due protagonisti finalmente si vedono dopo tanti anni e quindi parlano di ricordi, di tutte quelle cose che non si erano detti. Era una storia d’amore davvero bella, stavo impazzendo lì accanto a loro, anche se sono crollata per la stanchezza.»

Ashley sorrise anche se Rose non la poteva vedere. Cercava di vedere sempre i dettagli positivi in ogni momento, perché sapeva che era l’unico modo di sopravvivere in un mondo che cercava di abbatterti ogni giorno.

«Ashley, capisco che la serata non era delle migliori e dovevi dimenticare, comprendo anche che si avvicina San Valentino, ma non devi sacrificare le tue notti tra le pagine dei libri. Finirai con le occhiaie e ti ricordo che non abbiamo più diciotto anni e che le occhiaie non sono sexy.» Rose cercò di cambiare argomento con qualcosa di più leggero per riuscire ad alzare il morale della sua amica.

«Avevo bisogno di distrarmi, di vivere un momento felice. E chi ha detto che voglio sembrare sexy? Comunque, i libri ci insegnano che siamo sempre sexy per qualcuno, nonostante occhiaie o pigiami con i fiorellini.»

Sexy, siamo sexy

«Oddio Sparrow, perché impari sempre le parole sbagliate?» Ashley chiuse gli occhi e si appoggiò al divano, rassegnata. Aveva dovuto trovare imprecazioni fantasiose perché il suo pappagallo non imparasse parolacce, doveva stare attenta a non raccontare nulla in sua presenza; eppure, lui trovava sempre il modo di fregarla quando meno se lo aspettava.

«Sono bloccata nel traffico, c’è una coda pazzesca e io devo essere dall’altra parte della città per un pranzo di lavoro, sono stressata ma sappi che Sparrow mi sta rallegrando la giornata.» Rose scoppiò a ridere mentre Ashley voleva nascondersi e piangere perché il suo animale domestico avrebbe ripetuto quelle parole all’infinito.

Sexy, siamo sexy.

 «Sono contenta che io e il mio assistente pennuto siamo i tuoi giullari preferiti. Comunque. Non mi hai detto perché hai chiamato svegliandomi dal mio bellissimo sogno. Non potevi sapere del mio licenziamento e neanche del libro interessante che ho letto.» Ashley alzò gli occhi al cielo con disperazione quando Sparrow riprese a dire le stesse parole per tre volte di fila mentre svolazzava per il soggiorno.

Sexy, siamo sexy, siamo sexy.

«Non la smetterà a breve, vero?» Rose scoppiò a ridere nuovamente mentre Ashley iniziò a pensare seriamente di cercare se i pappagalli erano commestibili. Era sempre più convinta che avrebbe potuto cucinarsi una cena speciale a base di pappagallo e liberarsi così di quell’animale che le rendeva la vita ancora più difficile soprattutto nei momenti in cui non andava bene nulla. Gli voleva bene tranne in quei momenti dove meditava di lasciarlo morire di fame, se solo fosse servito per imparare la lezione.

«Allora? Hai intenzione di dirmi il motivo della chiamata o posso tornare a leggere quella bella storia d’amore? Voglio vedere cosa faranno adesso i personaggi, sono nel momento in cui tutto può cambiare.» Ashley ricordò la scena dei due personaggi seduti in terrazza a vedere la neve che scendeva mentre loro riportavano a galla ricordi di quando erano bambini. L’aveva trovata davvero romantica e invidiava la protagonista perché stava vivendo una scena da favola.

«Il motivo era molto serio: sei diventata famosa. Non proprio tu come Ashley Moore, ma una sconosciuta con il tuo aspetto.» Rose era elettrizzata mentre dava quella notizia incredibile alla sua amica. Per un attimo dimenticò il datore di lavoro con un comportamento da denunciare e persino il suo pranzo di lavoro.

«Io ho dormito poco, non so che ore siano, ho un pappagallo che mi rende la vita difficile e che prima o poi finirà in padella, non ricordo quando ho mangiato l’ultima volta qualcosa di decente che non fosse una barretta di cioccolato, e sei tu quella che sta delirando. Ottimo, mi pare un risultato buono.»

Siamo sexy, stiamo delirando. Siamo sexy.

«Sparrow, non puoi dire altre parole come bellissima, bella giornata, ti voglio bene mia regina?» Ashley urlò e ripeté quelle parole diverse volte nella speranza vana che l’animale cambiasse registro linguistico. Purtroppo per lei, era un avversario degno e molto difficile da battere.

Bellissima, siamo sexy.

«Credo che sia senza speranze ormai. E in ogni caso non sto delirando, sei famosa. So che tu non segui sempre i gossip, quindi ti aggiorno io: il tuo sogno erotico è finito in prima pagina negli ultimi giorni per una dichiarazione probabilmente fatta senza pensare troppo e qualche paparazzo ha tirato fuori dopo mesi la foto con te.» Rose lanciò quella bomba e Ashley si svegliò di colpo. Si alzò improvvisamente e rimase in piedi del tutto vigile cercando di capire le parole della sua amica.

«Chi ha fatto cosa? Aspetta, spiega bene da capo.» Si mise sul divano in attesa, ignorando di essersi seduta sulle coperte non sistemate, voleva solo comprendere se ciò che aveva sentito era vero o se aveva sentito male per le interferenze del traffico.

«Vedo che ti sei svegliata e non hai smentito la mia teoria sul fatto che Damian sia il tuo sogno erotico.» Rose rise nuovamente mentre finiva di dire quella frase. Scherzava sempre su quel fatto con Ashley perché per quanto fosse realista, Rose era convinta che la sua amica avesse una vera cotta per quel cantante che seguiva da anni. Capitava a tante persone in fondo, anche se non riusciva mai a decifrare cosa Ashley provasse davvero.

«Non è il mio sogno erotico, è solo una persona che ammiro molto.» Ashley alzò un po’ la voce e quando si rese conto dell’errore, era già troppo tardi.

Sogno erotico, siamo sexy. Ehi bellissima, siamo sexy.

Ovviamente Sparrow aveva un udito molto sviluppato e un’intelligenza fuori dal comune, quindi, imparò subito le parole giuste. Succedeva sempre così. Sembrava che avesse un sesto senso perché sceglieva sempre i momenti peggiori per ripetere quello che aveva imparato. Una volta aveva insultato il fratello di Ashley e lui non l’aveva presa proprio bene perché era convinto che fosse stata lei ad insegnare al suo animale domestico cosa dire. Ovviamente si sbagliava, ma Ashley non riuscì a convincerlo dell’errore.

«Uccidetemi, vi prego, mettete fine alle mie sofferenze.» Ashley si lasciò cadere sul divano e chiuse gli occhi. Voleva scomparire o trovare un modo per far dimenticare a Sparrow quello che aveva appena imparato. Era sicura che avrebbe tirato fuori tutte quelle frasi nei momenti meno opportuni, creando ulteriori situazioni imbarazzanti.

«Se racconto a qualcuno questa conversazione, non mi crederanno mai. Ho le lacrime agli occhi per le risate, davvero. Sembri la protagonista di una commedia romantica. Potrei scrivere

notizie su di te senza mai annoiarmi.»

«Rose, lascia stare il tuo animo da giornalista da parte e spiega quello che hai detto prima. Mi sto perdendo in questo discorso.»

«Su uno dei giornali scandalistici è uscita una foto di qualche mese fa dove c’è Damian che usciva dall’edificio della casa discografica ridendo accompagnato da una ragazza e tutti stanno impazzendo per capire chi sia lei.»

«Oddio, non sono io, vero? No, sono passati mesi, non è possibile.» Il panico colpì Ashley in poco tempo. Stava immaginando i peggiori scenari: la casa discografica che la denunciava, Damian che la denunciava, i suoi genitori che le avrebbero fatto l’ennesima ramanzina su quanto fossero delusi dal suo comportamento, suo fratello che le avrebbe detto di crescere. Non vedeva nessuna immagine positiva in quella situazione, non riusciva ad immaginare uno scenario dove quella notizia poteva portarle qualcosa di buono.

«E invece sì, sei proprio tu. Quel giorno qualcuno vi ha fatto delle foto ma non le ha usate e ha atteso il momento opportuno. Siccome in un’intervista la settimana scorsa Damian ha dichiarato che avrebbe passato San Valentino in compagnia di una persona speciale in un luogo lontano dai riflettori perché preferisce vivere alcuni momenti in modo semplice e intimo, qualcuno ha ipotizzato che fossi tu quella persona.»

«Non ha senso, potevo essere una che solo passava per strada in quel momento. Stiamo tranquille, lui o la casa discografica smentirà la notizia e tutti si dimenticheranno di me. Oddio, ho appena ricevuto una sua mail. Una sua mail? Non mi aveva più scritto dopo aver ricevuto le mie foto. Calmi tutti, oddio mi ha scritto. Non mi denuncerà spero, non ho chiesto io di pubblicare nulla. Che casino, broccoli fritti, che casino.» Ashley passò alla paranoia, aveva ormai l’ansia, le sudavano le mani e non riusciva a capire se tutto fosse reale o meno.

Bellissima, siamo sexy. Boccoli, siamo sexy.

Ignorò persino Sparrow mentre apriva la mail per leggere quelle poche righe.

«E cosa dice? Mi manca poco per arrivare all’appuntamento, leggi subito.» Rose era davvero curiosa e impaziente, ma sapeva che senza una spinta Ashley sarebbe rimasta ferma a rimuginare per ore probabilmente prima di leggere la mail.

«Non l’ho aperta, non lo so. Ho paura di aprirla.»

Paura bellissima, siamo sexy.

«Sparrow smettila per favore, sto parlando di cose importati. Potrei finire in galera e tu moriresti di fame in strada; quindi, ti conviene incrociare le tue zampe per me.»

Il pappagallo continuò a ripetere le frasi senza dare ascolto alla sua padrona, come se fosse la cosa più divertente al mondo.

«Sono arrivata nel parcheggio, leggi quella email per favore così non muoio di curiosità.»

Ashley rimase un po’ in silenzio e poi tirò un urlo, alzandosi da terra e iniziando a saltellare in giro per il suo minuscolo appartamento.

«Vuoi dirmi cosa ti ha scritto? Si condividono queste informazioni con la tua migliore amica.»

«Vuole parlarmi, oddio vuole parlarmi. Ti chiamo quando finisci, devo andare Rose.»

Ashley chiuse la chiamata e aprì nuovamente la mail per rileggere tutto con calma. In realtà erano poche parole, ma lei voleva essere sicura di aver compreso bene, che tutto fosse reale e non un sogno. La frase era molto semplice, le diceva che dovevano assolutamente parlare e le dava un indirizzo. Sembrava troppo bello per essere vero.

Ashley saltellò ancora in giro per la casa, inciampando sulle scarpe che aveva lasciato in giro la sera prima quando era rientrata a casa, rischiando di slogarsi nuovamente la caviglia. Andò verso l’angolo della cucina, prese un bicchiere d’acqua e un pezzo di cioccolato e poi cercò di calmarsi con dei respiri profondi. Non capiva se quello fosse uno scherzo o meno, ma decise di lanciarsi nel vuoto e andare all’indirizzo segnato nella mail.

Sentiva dentro la testa le possibili parole di Rose “Non puoi andare senza avere la certezza che sia lui, iniziano così i film horror.” E Ashley lo sapeva bene, aveva letto abbastanza thriller per sapere che era un cliché quello: la ragazza che viene ingannata e portata in un posto dove poi il criminale di turno la faceva a pezzi. O peggio. E se una parte di lei immaginava già quella fine atroce, l’altra parte vedeva solo cuoricini e unicorni e non poteva lasciarsi sfuggire una simile occasione. Sistemò la casa velocemente, usando le pulizie per cercare di ragionare e prendere una decisione ponderata; tuttavia, sapeva già che nonostante tutti i contro, dentro di lei la scelta era già stata presa.

Indossò un paio di jeans scuri, un maglioncino nero semplice, le scarpe che prima avevano attentato alla sua vita, il giubbino e la borsa e uscì. Lasciò un biglietto sul tavolo dove aveva scritto cosa stava facendo e dove stava andando, nel caso fosse scomparsa senza lasciare tracce. Rose avrebbe sicuramente trovato il foglio con le indicazioni, nel caso le fosse successo qualcosa.

Se i libri e i film romantici la facevano sognare a occhi aperti, i thriller e gli horror la facevano immaginare le peggiori paranoie.

Dopo aver preso la metro e aver camminato per quasi un quarto d’ora, arrivò in un quartiere fuori dal traffico della città. Vilette a schiera e ville singole, giardini curati, bambini in un parco, sembrava uscito tuto da un film. Sapeva che si trovava in una parte molto tranquilla della città e molto ricca, guardando le case e le macchine parcheggiate sui vialetti, ma non era sufficiente per far sparire tutte le sue paure. Andò davanti al numero che aveva segnato nella mail e controllo di essere all’indirizzo giusto. Dopo un paio di respiri, suonò il campanello.

Sentì dei passi che si fermarono dietro la porta e poi questa si aprì.

«Entra per favore, voglio evitare di farmi vedere. Non si è mai troppo sicuri.»

Anche se riconobbe la voce, non poteva ancora credere che fosse reale. Entrò e la porta si chiuse subito dietro di lei con un colpo secco. Si girò, quasi aspettandosi di vedere qualcuno con un coltello in mano pronto per farla a pezzi, quando incrociò due occhi blu limpidi e un sorriso sghembo e affascinante. Damian era davanti a lei, appoggiato alla porta che la guardava dall’alto verso il basso, osservando ogni dettaglio.

«Finito di farmi i raggi X? Non sono io il potenziale pericolo qua, non ho nemmeno la macchina fotografica con me.» Anche se non voleva essere così brusca, alla fine Ashley non riuscì a trattenersi. L’impulsività in alcuni momenti era il suo grande difetto, su quello doveva dare ragione alla sua famiglia.

«Ti ricordo che la volta scorsa eri tu ad essere entrata nel mio appartamento mentre ero nudo e hai iniziato a scattare foto come se nulla fosse.» Damian la sguardò per un attimo come se la stesse accusando nuovamente, per poi addolcire il suo sguardo.

«Ti ho persino fatto vedere le foto, non puoi rivangare quell’episodio poco felice e imbarazzante per me. E questa volta mi hai invitato tu, quindi eccomi qui. Senza macchina foto grafica o altre armi pericolose per la tua privacy.» Ashley alzò le braccia e ruotò su se stessa per fargli vedere che oltre alla borsetta piccola, non aveva con sé nulla se non i vestiti.

 «Prego, vieni.» Damian si staccò dalla porta e camminò verso l’ampio soggiorno. Indossava una felpa, dei pantaloni della tuta ed era scalzo.

Sembrava del tutto a suo agio e Ashley era incredula e sconvolta da quella situazione surreale. Già la prima volta non aveva potuto credere subito alla sua fortuna di aver incontrato il suo idolo, in quel momento ci credeva ancora di meno. Era in una casa, tecnicamente da sola con lui, vestito in modo molto casalingo e lei non era abituata a quella immagine che si discostava così tanto da quelle che vedeva ai concerti o sulle riviste.

«Siediti comoda.» Damian si lasciò cadere sul divano e si passò la mano tra i capelli, spettinandoli ancora di più.

«Sembra tu voglia quasi comunicarmi che alla fine mi denuncerai comunque e non sai come dirlo. Saresti troppo gentile nei miei confronti e questo sarebbe un po’ un controsenso visto che l’ultima volta eri pronto a buttarmi fuori dall’appartamento a calci nel sedere.» Si sedette sul divano lentamente e con eleganza, ringraziando mentalmente tutte quelle lezioni di portamento ed etichetta che le erano entrate nella testa involontariamente.

«Non so come dirtelo e non credo di trovare un modo migliore, quindi prego. Prendi.» Damian le allungò una scatolina di velluto blu e dei fogli sul tavolino.

Ashley guardò con parecchia perplessità quella scatolina che sembrava perfetta per contenere un gioiello come un anello, era proprio come nelle migliori pubblicità delle gioiellerie nei giorni vicino a San Valentino. Il raccoglitore invece era un bel plico di documenti e per un attimo Ashley lo guardò con ancora più sospetto. Era tutto troppo strano, la mail, il fatto che l’avesse chiamata lì in quella casa.

Dopo che si erano incontrati prima del concerto, lui aveva posato per un servizio fotografico e lei gli aveva inviato tutte le foto, alcune delle quali erano state usate dai social della band perché la casa discografica le aveva trovate molto belle. Quei momenti erano stati davvero intensi per Ashley, ma di certo non pensava che fossero diventati amici dopo qualche mail e un paio d’ore passate nello stesso spazio. Era convinta che servisse ben altro per un’amicizia ed era molto realista su quello. Poteva dire di aver vissuto dei bei momenti con il suo cantante preferito, ma non poteva di certo dire che fosse sua amica.

«Apprezzo una sorpresa e un po’ di mistero in generale, ma qualche dettaglio sul perché io mi trovi qui, sarebbe gradito.» lo guardò con evidente curiosità e perplessità. Ricordava ancora che lui era stato molto scontroso all’inizio e che era una persona diversa da quella che lei aveva immaginato.

«Se sei venuta fin qui, immagino tu ti sia fidata di me. E questo significa che forse anche io posso fidarmi di te. Ti ho comunicato l’indirizzo di casa mia e credo sia una dimostrazione di fiducia importante da parte mia.»

«Forse ti fidi? Io ho letto una mail dove non c’era scritto praticamente niente, ho attraversato la città e sono entrata in una casa da sola, senza sapere cosa mi aspettasse una volta varcata la porta e forse potresti fidarti? Potrei considerarlo un insulto questo.» Ashley incrociò le braccia e si appoggiò allo schienale del divano guardando Damian con disappunto. Aveva imparato che era meglio essere sincera e diretta con lui perché lo apprezzava.

«Questa è casa mia, quella vera che i fan e i paparazzi non hanno ancora trovato. Nel complesso della casa discografica abbiamo tutti un appartamento che risulta essere casa nostra in città, ma non è veramente così per tutti noi. Sia io che altri della band abbiamo ciascuno il suo posto sicuro dove rifugiarsi. Ho preso questa casa e l’ho personalizzata con tutto ciò che volevo io, un posto dove riposare e trovare l’ispirazione.»

«È molto diversa dall’appartamento in centro in effetti. Hai una doppia personalità?»

Damian scoppiò a ridere. Era nervoso e stava cercando di nasconderlo, per quello era partito dal dettaglio più ovvio. Doveva tuttavia spiegare anche il resto e non sapeva come farlo senza sembrare pazzo.

«No, l’attico è stato arredato da qualcuno in modo che fosse funzionale e che avesse spazi per tutti noi quando dobbiamo parlare o organizzare qualcosa assieme. Qui invece ho chiesto io le cose che volevo, è personale ed è fatta per me, non per esprimere le ultime mode di design.»

«Allora forse un po’ di fiducia c’è da parte tua, visto che mi hai invitato qui. Questo però non spiega il perché.» Per quanto l’adolescente che c’era in sé stesse facendo salti di gioia per una simile notizia, la parte adulta doveva farsi domande ed essere almeno un po’ diffidente. Non poteva certo perdere la calma davanti al suo cantante preferito.

«Direi che c’è parecchia fiducia. Ecco perché ho scelto te per un compito così difficile e folle.» Con un sorriso molto tirato e nervoso, Damian prese il blocco di fogli e glielo appoggiò tra le mani. Sembrava quasi un bouquet bianco, senza nessun fiore. Non ancora almeno.

Ashley prese il raccoglitore e prima di far cadere qualche foglio, iniziò a scorrere. Si rese conto che aveva davanti a sé un contratto, c’era una parte sulla non divulgazione di notizie, sul fatto di non poter parlare del contratto stesso, diverse clausole e penali e poi i suoi occhi caddero su due parole che mandarono in tilt il suo cervello: appuntamenti e relazione.

Rilesse bene la frase, almeno un paio di volte per comprendere bene ogni sfumatura possibile e ogni implicazione di ciò che stava vedendo lì nero su bianco e poi sconvolta, guardò Damian.

La sua faccia seria era già una conferma del fatto che non fosse uno scherzo.

Prima che potesse dire qualcosa, le note di Nothing else matters risuonarono svegliandola da quella bolla e portandola alla realtà. Rispose al telefono anche se non le piaceva farlo davanti agli altri, ma usò quel momento per fermare la tachicardia e ricomporsi.

«Rose, sono un attimo impegnata adesso. Andato bene il tuo pranzo di lavoro?» Cercò di sembrare normale al telefono e di non scoppiare a urlare la sua incredulità su ciò che aveva appena letto.

«Bellezza, cosa stai combinando? Mi stai nascondendo qualcosa, ne son certa. Il mio pranzo è andato bene, ma parleremo di questo più tardi. Sputa il rospo su quello che stai facendo tu invece.»

«Ti racconterò dopo con calma, di persona. Non è nulla di grave, non sono finita in galera e non mi sono rotta nulla, giuro.»

Dopo un altro paio di scambi che servivano a tranquillizzare la sua amica, Ashley chiuse la telefonata e si girò verso Damian.

«Nessuna mia canzone come suoneria del telefono? Potrei rimanerci male. La te adolescente l’avrebbe messa mi sa.» Damian sorrise cercando di ricreare un’atmosfera amichevole e più rilassata.

«Certo, anche la me adulta in realtà. Questa è una suoneria personalizzata, per la mia migliore amica. Sono anni che mi dice di seguire ciò che penso e desidero, senza dare importanza a nulla. Un po’ come nella canzone.»

«Ed ecco come è diventata la suoneria per lei. È una bella canzone e la tua amica ha ragione. Dobbiamo seguire ciò che noi vogliamo, anche se non è così semplice sempre.»

Damian si alzò dal divano e andò al pianoforte. Senza dire nulla, iniziò a suonare la canzone dei Metallica come se fosse sua, chiudendo gli occhi e muovendo le mani sui tasti, portandoli lontano dalla realtà per alcuni istanti.

  Disclaimer & copyright

Il contenuto del racconto pubblicato sopra è protetto dalla normativa vigente in materia di tutela del diritto d’autore, legge n. 633/1941, qualsiasi riproduzione anche parziale senza autorizzazione è vietata. Questa breve storia è un’opera di fantasia, personaggi e situazioni sono inventate e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, eventi, luoghi e persone, vive o scomparse, è puramente casuale.

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5 Comments

  1. Liv, eccomi qui a rompere le palle, di nuovo! Purtroppo (?) sono in pieno periodo “Ok, è tempo di recuperare tutti i racconti che ancora non ho commentato” e, quindi, tutte quante voi dovete sorbirvi la mia “venuta” -da ogni punto la si guardi, questa parola fa solo pensare male AHAHAH- che, lo ricordo pure a te, è solo un parere opinabile dato da una semplice lettrice rompiscatole quale sono io 😎
    Come per Roby, la mia prima critica alla tua storia è che essa risulta essere un “seguito”, ma partiamo dall’inizio perché, nonostante tutto, c’è del buono che comunque voglio sottolineare. Allora, non ho letto il tuo racconto di novembre -PERDONAMI: camminerò a breve sui ceci, giuro- prima di passare da questo e non ho voluto farlo in quanto volevo constatare se, ad affrontarlo, avrei capito comunque tutto, in virtù del fatto che, nonostante temporalmente uno vada letto di seguito all’altro, essendo racconti, non dovrei averne bisogno. E così è stato, considerati i piccoli dettagli in pieno mood “Nelle puntate precedenti” che hai piazzato saggiamente all’interno della nuova avventura rocambolesca di Ashley e Damian 🙂 Questo è quindi il mio “Chapeau” a te perché cadere in un tranello simile è facile quanto bere un bicchiere d’acqua -o almeno, per me lo sarebbe ahahahah- XD Tuttavia, data la mia premessa, rimane il fatto che, soprattutto considerando che ora c’è la Pillola Rossa -lo sviluppo orizzontale ci impone di scrivere in una certa maniera-, dovremmo -anche io vi rientro di diritto, visto che a novembre ho scritto un seguito AHAH- cercare ogni volta di cambiare i personaggi principali, mettendo un attimo da parte il desiderio di proseguire qualcosa di iniziato, anche se lo vogliamo davvero e chi ci legge “esige” di sapereH XD
    L’altra mini critica si riferisce al “bouquet” da te scelto. Vero è che la consegna diceva di non inserire un bouquet nel senso più comune del termine -quindi non avrebbe dovuto avere fiori-, ma doveva comunque esserlo avendone la forma -tipo quello con le fragole di Federica o quello con le piume di Roby- 😦 Da ciò che ho intuito leggendo -magari ho sbagliato io eh ahahah In caso, sorry-, qui è “solo” un plico di fogli -o almeno, la mia immaginazione si è “fermata” lì e non è andata oltre- T_T

  2. Susy

    Come ben sapete tutte – ma lo dico sempre per fare un preambolo – non sono una fan dei racconti a puntate preferendo gli stand alone, questi personaggi però erano abbastanza freschi e li ricordo benissimo Sparrow in primis, ma chi lo dimentica lui?
    Però ha ragione Steph ti sei fermata ancora una volta sul più bello e non si fa.
    Penso che una protagonista del genere renda l’idea di tutte quante al cospetto di un personaggio importante quasi irreale perchè famoso e irraggiungibile e tu la descrivi alla perfezione

  3. Ok, concordo con Steph! Entrambi commenti, a caldo e tiepido!
    Devi assolutamente scrivere un seguito, un’intera storia su questi due, perché li ho adorati! Non so come ma mi ero persa il racconto di novembre, che ho recuperato assolutamente, e non ho potuto che innamorarmi di questa coppia, perciò devo assolutamente sapere come va avanti questa scena, perché non puoi lasciarci così! Assolutamente no, non dopo una richiesta del genere!
    Altro che Long, per questi due ci vuole un romanzo intero e ce lo darai, vero? Sì? Per favore?
    Davvero ben fatto, come anche l’aver introdotto i vari punti della lista di Lara, che si mescolano alla perfezione!

  4. Commento a caldo: MA TI PARE CHE CI LASCI COSÌ SUL PIÙ BELLO??!??!?!??!?! MA IO TI DENUNCIO!!!!!!!!!!!!!!
    Commendo a tiepido: Ora tu prendi le tue manine e scrivi il seguito di questo racconto, tipo adesso, subito, in questo preciso istante. Lo scrivi e lo pubblichi e me lo mandi, perché io non posso (NON POSSO!!!) aspettare chissà quando per leggerne il seguito. Capito???
    Commento a freddo: Ciao Liv, che bello ritrovarti qui con questi personaggi che a-d-o-r-o! Sei riuscita a creare una chimica tra Damien e Ashley che si sente a ogni dialogo, hai rispettato tutti i vari punti in modo molto originale e fluido, tanto che neanche si notavano come “imposti”. Sparrow mi ha uccisa – io me lo immagino come Jack Sparrow versione pappagallo, rido da sola ogni volta che lo nomini; Rose potrei tranquillamente essere io, con la stessa pacatezza d’animo, mi ci rispecchio xD E niente, il racconto scorre così bene che è un crimine farlo finire in quel modo. Quindi tu ora lo prendi e lo continui, VEEEEROOOOOOOOO? *occhi dolci* Non lasciarci così in sospeso, ti prego! Non troppo a lungo, perlomeno 🙂 Ti attendo con ansia al prossimo incontro tra questi due. A presto, Stephi

  5. Roberta

    Che piacere ritrovare Ashley, Damien, per non parlare del caro Sparrow. La prima parte è stata esilarante. Il carattere imbranato e sarcastico di Ashley è un valore aggiunto. Sparrow è decisamente un personaggio a tutti gli effetti, che fa da spalla alla protagonista, insieme all’amica Rose.
    Sei stata brava a inserire tutti gli elementi richiesti, ma una cosa devo dirla: spero che scriverai altri episodi su di loro, perché devo sapere come andrà sui due.
    Commento tecnico: avrei usato qualche trapassato prossimo in più invece del passato remoto (nelle scene che descrivevano gli eventi del passato). Per il resto tutto super.
    Ps: ho adorato il cameo dei “broccoli fritti”. XD

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